Ai millenials entrati nel corpo attivo di Acea S.p.A.

RINGRAZIAMO TANTI PICCOLI AZIONISTI E RISPARMIATORI

Sono trascorsi 20 anni da quando decidemmo di creare l’Associazione Azionisti.  E’ stata una scelta coraggiosa e, in qualche modo, temeraria.

Ecco la breve “cronistoria degli eventi”

IN PRIMIS LE ORIGINI E POI I FATTI CHE SONO ALLA BASE DELLA NASCITA E DELLE ATTIVITA’ SVOLTE DALL’ APA di ACEA SpA. 

Il 2018 naturalmente  è l’anno del redde rationem (rendi conto) dei 20 anni di attività dell’Associazione dei Piccoli Azionisti di Acea SpA (piccoli azionisti, è la definizione scelta dal legislatore con il Dlgs. 58/98, noto come legge Draghi). L’A.P.A. ha operato “gratuitamente”, per garantire imparzialità ed efficacia e per valorizzare lo Statuto Sociale: rappresentare unitariamente gli interessi dei dipendenti di ACEA S.p.a., che siano lavoratori azionisti (o non lo siano), secondo i canoni della “positiva tradizione” dell’Azienda Municipale (poi speciale e oggi SpA) e del rispetto dei doveri etico-sociali, prescritti dalle funzioni di servizio pubblico essenziale con le quali si estrinsecano le principali attività della Grande Local Utility Romana.

Offriamo alle donne e agli uomini più giovani che -negli ultimi anni- sono arrivati in Acea, la sintesi della storia dell’ex-azienda municipale: partendo dai “primi vagiti” nel 1909 alla “formale nascita” nel 1912. Per riportare poi, in 5 CAPITOLI,  le cronache  “dettagliate” degli ultimi 20 anni d’attività, iniziando dal  1997-1998, anni di trasformazione dell’azienda  in società per azioni, poi quotata in borsa,  fino ad arrivare alla configurazione in Holding, incardinata però nella casa madre romana (con il 51% del capitale nelle mani dell’amministrazione capitolina ossia del consiglio comunale della Capitale d’Italia) per finire al “traguardo” dei fatti del 2017-2018.

LE ORIGINI dell’Associazione dei Piccoli Azionisti 

L’APA è nata nel 1997-98 -nelle fasi decisive della mega trasformazione societaria- con la volontà desprimere in tutte le sedi le ragioni dei “valori sociali e professionali” dei colleghi in servizio nella Azienda dei servizi essenziali di Roma (acqua, energia, illuminazione pubblica e ambiente) e sostenerne gli sforzi ed i diritti, accompagnandoli attivamente nel passaggio da un “regime a controllo pubblico” a quello della “privatizzazione di Acea SpA -progettata e propugnata- per entrare nei sistemi complessi della finanza globale” e “fare cassa” a favore dell’Amministrazione Comunale con la vendita sul mercato del 49% del capitale sociale.

L’Associazione con estrema coerenza non ha mai rinunciato d’occuparsi delle strategie che via via venivano applicate dalle diverse governance aziendali, deputate dall’Amministrazione Capitolina.

L’Associazione ha tenuto sotto controllo, l’operato delle figure scelte e nominate ai Vertici Societari dall’azionista di maggioranza (Roma Capitale) e dai soggetti privati (nazionali ed esteri) entrati nel “consiglio d’amministrazione”.

Non abbiamo mai accettato di estraniarci “colpevolmente” dai destini di Acea.

IL SITO WEB dell’A.P.A.

Nel 2000 è partito il sito web dell’APA (www.aceapa.it), e possiamo affermare che ha fatto il suo dovere fino a quando (approfittando dell’assenza per malattia del direttore responsabile) forse un hackeraggio lo ha distrutto.

Oggi, possiamo annunciare che con uno sforzo extra: www.aceapa.it (dominio registrato prima di Acea spa) navigherà nuovamente in rete e riprenderà a svolgere il compito d’informare, commentare e trattare attivamente le vicende che riguardano la nostra Società e le cronache provenienti dai media. Il rinnovato sito web sarà uno strumento trasparente ed aperto a tutti e disponibile, per chi lo vorrà, a trattare le questioni fondamentali che ci riguardano!

L’APA ha sempre puntato ad offrire la visione più ampia possibile del vissuto quotidiano “civile e sociale” ed una meritevole e responsabile attenzione per chi opera nel campo vitale della principale Società dei servizi pubblici essenziali.

E’ fondamentale mettere a fuoco i punti di vista che si alimentano “all’interno del colosso dei servizi pubblici più importante d’Italia” è una priorità alla quale non si può rinunciare.

E’ in questo modo che Acea è cresciuta ed è diventata il “gioiello più prezioso” di Roma.

Lavorare in Acea è il destino, l’onere e l’onore a cui non possono sfuggire quelli che si occupano del benessere e del buon nome della città-capitale d’Italia.

La nostra azienda quotidianamente si trova al centro di dispute e all’attenzione generale (benevola e/o malevola), dei romani e degli “speculatori interni ed esterni” sempre pronti ad approfittare delle possibili debolezze “delle lavoratrici e dei lavoratori”, al fine di raggiungere i loro inconfessabili interessiNegli ultimi anni ci hanno provato più volte, ma quei tentativi sono stati sventati proprio dalla reazione partita dagli uomini e dalle donne di Acea SpA.

I racconti che vi offriamo, saranno ben riconoscibili anche a chi non c’era e non li ha vissute direttamente.  Le storie e le vicende degli ultimi 20 anni delle attività di ACEA, dimostrano cosa é possibile ottenere e che -possedendo le conoscenze necessarie- è a portata di mano arrivare, anche dove sembrerebbe impossibile, per ottenere tutto ciò che è giusto: PER IL BENE COMUNE A CUI POSSIAMO ASPIRARE !

Buona lettura.

BREVE CRONISTORIA DI ACEA SPA (NASCITA E PRIMI SVILUPPI)

L’ORIGINE DI ACEA E’ LA PREMESSA DA CUI PARTIRE CHE ABBIAMO DECISO D’OFFRIRE AI COLLEGHI, AI CITTADINI-UTENTI  E AGLI OPERATORI PRIVATI CHE INTERAGISCONO NEI SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI (Acqua, Energia, Ambiente e Illuminazione Pubblica).

CHI IGNORA LA STORIA NON HA FUTURO!

NOI AL CONTRARIO ABBIAMO FIDUCIA NEL FUTURO….ED E’ PER QUESTO CHE PRESENTIAMO UNA SINTESI SIGNIFICATIVA DEL PRIMO NOVECENTO…

Tutto é iniziato nel 1909.

Dal 1909 l’Acea e la città di Roma sono state parte di un’unica storia fatta di passione, innovazione, rispetto per l’ambiente e per le persone che hanno operato, partendo dalla “rivoluzione” del Sindaco Ernesto Nathan. Una rivoluzione che ottenne con Referendum Popolare, il via libera dei romani per sganciarci dalle “secche privatistiche” ed assumere il controllo dei servizi per la città, fondando l’azienda municipale dell’elettricità, che sì estese poi anche nel campo dei sistemi acquedottistici cittadini.  

Il 12 gennaio 1912, cinque uomini – insieme all’assessore al Tecnologico Giovanni Montemartini (nella foto) all’interno della Centrale San Paolo sulla via Ostiense, prepararono l’avvio di “un impianto pubblico” (e non privato) che partì il 30 giugno dello stesso anno.

Fu il primo impianto pubblico romano di produzione di energia elettrica e dell’avvio della nuova stagione dell’illuminazione pubblica e del “trasporto collettivo” (all’avanguardia per quel tempo) che sostituirà quella (privata) a gas ed a cavalli con carrozza.

                                                                                        Centrale Montemartini                                                                                                          di via Ostiense

La data della formale e definitiva partenza della nostra azienda è il 20 luglio 1912 giorno in cui si svolse la prima seduta della “commissione amministratrice”, che aveva assunto la denominazione di AEM (Azienda elettrica municipale).

Il 2 settembre 1937 con deliberazione governatoriale, l’AEM fu trasformata in Azienda governatoriale elettricità ed acque (AGEA).

Così, prese forza il lungo cammino dell’Azienda elettrica, che tra l’altro stava ereditando -dopo un lungo lavorìo anche formale e diplomaticoil compito di gestire anche le reti di distribuzione dell’acqua potabile.

Si trattava degli antichi acqueotti Vergine a bassa pressione, Felice e Paolo, tutti con scarse garanzie igieniche ed in precarie condizioni di stabilità, e il Nuovo acquedotto Vergine ad alta pressione, costruito dal comune nel 1935 con acqua sollevata dalle sorgenti di Salone, sulla via Prenestina. Oltre a questi acquedotti, l’approvvigionamento idrico di Roma, che veniva quasi unicamente garantito dalle Società Acqua Pia Antica Marcia e dalla Società Anglo Romana (monopolio privato dominante nella città, che operavano con concessione pontificia del 1867), fu ricondotto nelle mani pubbliche.

Partendo dalle antiche sorgenti dell’acquedotto Marcio. Si avviò anche la realizzazione di un nuovo grande acquedotto, progettato nel 1910 dall’ingegnere Gaetano Roselli Lorenzini dell’Ufficio Tecnologico comunale, per l’adduzione delle acque del Peschiera, affluente del fiume Velino. L’evoluzione dei lavori con il riordino e il completamento del progetto esecutivo del Peschiera, riguardò anche gli impianti idroelettrici, da realizzarsi lungo l’acquedotto, ossia la centrale di Salisano (nella foto) che costituì il primo esempio in Europa di impianto completamente in caverna comandato a distanza e alimentato direttamente da un acquedotto con acqua potabile. Negli stessi anni fu costituita la compartecipazione tra l’Agea e il Consorzio per lo sfruttamento dell’alto Aniene e Simbrivio (Cias)

Dai suddetti eventi, sinteticamente descritti, sono partiti gli oltre cento anni al servizio della città. Passando, tra l’altro, tra le grandi carestie e soprattutto, le pesanti distruzioni prodotte dalla seconda guerra mondiale: “periodi che hanno richiesto incommensurabili sacrifici per la ricostruzione della città e non solo. Fino ad arrivare alla totale abnegazione di tanti colleghi costretti ad operare con mezzi di fortuna, utilizzando perfino i cavi presenti nei mezzi bellici dei vari eserciti di stanza a Roma”.

Nel dopoguerra, l’Acea diventò il fulcro “della ricostruzione e del risanamento” della città e dell’enorme abusivismo: frutto anche della “provvisorietà” delle abitazioni di fortuna post-guerra e dell’arrivo, dall’intero Paese (soprattutto dal meridione) di flotte di nuovi cittadini che furono impiegati nei cantieri per la ricostruzione della città.

L’Acea, con i suoi operai, elettricisti, idraulici. ottimi impiegati ed ingegneri è stata, fin d’allora, l’artefice della riattivazione delle linee elettriche, delle nuove centrali (idroelettriche) e delle nuove condotte idriche, comprese quelle “acquisite dalle società-private”: soprattutto la SAPAM (Società Acqua Pia Antica Marcia) e la Società Anglo Romana. Partirono così le opere per la costruzione dei grandi acquedotti e successivamente di quelli nuovi nel Lazio e in Abruzzo.

A cominciare da quello del Peschiera a Cittaducale (RI), che ha visto anche l’estremo sacrificio degli operai impegnati nel cantiere, ed infine quello del “raddoppio verso Roma”, insieme alla costruzione negli anni ‘70 del Nuovo Acquedotto delle Capore, a Frasso Sabino (provincia di Rieti).

Il Monumento in Onore degli Operai Deceduti durante la Costruzione dell’Acquedotto dei record. 

E’assodato che Acea (azienda speciale e/o S.p.A,) ha il dovere, anche oggi, di garantire alle Comunità servite: sia ai cittadini abbienti sia ai meno abbienti e/o sotto la soglia di povertà servizi ed attività efficienti ed efficaci, comunque, con pari dignità per tutti. E’ fondamentale non dimenticarlo mai !

Acea SpA ha percorso anche gli ultimi venti anni (1998-2018), passando su “terreni accidentati e contesti di inquietante opacità, per alcuni aspetti anche disastrosi” con pesanti ricadute sulla tenuta sociale, sulla fiducia dei cittadini e del personale dipendente, oltreché con gravi ripercussioni sul corretto sviluppo delle attività d’istituto.

segue CAPITOLO PRIMO